RIUSO: UNA QUESTIONE DI EQUILIBRIO

[02. Equilibrato
È il packaging quando si propone con una giusta misura: quanto basta e quanto serve.
Equilibrato è il packaging quando è pensato e progettato con una giusta relazione con il contenuto ed è il risultato di ciò che è necessario per una sua corretta diffusione.

Riuso del packaging: in equilibrio tra prevenzione ambientale, protezione del prodotto e benefici per il consumatore

Nel mese di aprile 2024, il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza, dopo un lungo e complesso iter iniziato nel novembre 2022, il Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che mira a contrastare la costante crescita dei rifiuti, ad armonizzare le norme del mercato interno dell’UE e a promuovere l’economia circolare.
Fin dalla sua proposta iniziale, il regolamento ha generato un forte dibattito all’interno del settore, perché se da un lato ha raccolto consensi intorno a principi ampiamente condivisi – standardizzazione delle regole europee, accelerazione nella spinta verso la riciclabilità del packaging e messa in campo di strategie di prevenzione per limitare la produzione di rifiuti – dall’altro ha generato grandi perplessità nel proporre il riuso come soluzione primaria, con divieti non sempre supportati da chiare evidenze di miglior impatto ambientale, e senza considerare la grande variabilità di condizioni e contesti di produzione, consumo e gestione post-consumo che caratterizzano le diverse nazioni europee.
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Se osserviamo da vicino la realtà italiana, secondo il rapporto curato dal Circular Economy Network in collaborazione con Enea, che fotografa lo “stato dell’arte” dell’economia circolare in Italia, il Belpaese si conferma tra i campioni di riciclaggio in Europa (quota di riciclo complessiva del 72%, rispetto a una media europea del 58%) e tra le nazioni più virtuose rispetto agli indicatori di circolarità fissati dalla stessa Commissione europea: produzione e consumo, gestione dei rifiuti, materie prime seconde, competitività e innovazione, sostenibilità ecologica e resilienza. Eppure, il PPWR, nella sua formulazione iniziale, avrebbe penalizzato proprio l’Italia, nonostante le sue ottime performance ambientali, volendo imporre il riuso come principale risposta al problema dei rifiuti di imballaggio.
In linea di principio, ovviamente, il riuso dell’imballaggio è assolutamente da incoraggiare, ma con le dovute cautele e precauzioni rispetto alle caratteristiche peculiari dei diversi beni di consumo e ai contesti in cui questi sono inseriti.

 

 

Ogni prodotto è, infatti, un universo a sé ed è caratterizzato da specifici requisiti di qualità e sicurezza, che il packaging è chiamato a rispettare “senza se e senza ma”.
Si pensi, ad esempio, ai prodotti alimentari freschi ad alta deperibilità, il cui confezionamento deve prevenire rischi biologici, cioè impedire la proliferazione di microrganismi come batteri, virus, lieviti, muffe e parassiti, che possono essere patogeni o produrre tossine, causando così malattie agli esseri umani. Per non parlare dello spreco che si genererebbe in caso di cattiva conservazione del cibo, con il conseguente aumento dell’impatto ambientale dovuto alla doppia perdita di risorse, quelle utilizzate per il contenitore e quelle impiegate per il contenuto.
In un sistema di vendita in cui una persona può portare i propri contenitori per farli riempire di prodotto, se questi contenitori non venissero perfettamente lavati e di conseguenza causassero una contaminazione del contenuto, con conseguente rischio di infezioni e perdita del prodotto, di chi sarebbe la responsabilità?

 

 

Non è un caso che la vendita di prodotti sfusi con contenitori riutilizzabili funzioni molto bene per tutti quei prodotti alimentari secchi che vengono poi consumati cotti o che hanno meno probabilità di generare infezioni come farina, pasta, riso, legumi, cereali, spezie, ecc. o il cibo secco per animali domestici (si veda a tal proposito il caso cileno di Algramo).
Un altro settore in cui lo sfuso ha trovato applicazione sono poi i prodotti per la pulizia della casa (detersivi, ammorbidenti, ecc.) e per la cura della persona (shampoo, bagnoschiuma, ecc.), a esclusione però di tutti quelli che richiedono condizioni igieniche specifiche (deodoranti, profumi, creme e altri prodotti cosmetici), per i quali in ottica di maggiore sostenibilità si sta invece optando per sistemi di refill basati su pouch o altre confezioni di ricarica da cui viene travasato il prodotto all’imballaggio principale, oppure su elementi da sostituire all’interno del packaging, in forma di pod o ‘cartucce’.

 

 

Un sistema virtuoso che promuove un riuso consapevole degli imballaggi è Loop, iniziativa della statunitense Terracycle lanciata nel 2019 al World Economic Forum di Davos (Svizzera), tuttora attiva e in costante sviluppo.

Loop nasce con l’obiettiva attivare un ecosistema collaborativo di marchi, distributori, produttori, operatori della logistica e ONG, per favorire la diffusione di soluzioni di imballaggio riutilizzabili, applicando il concetto di “vuoto a rendere” già adottato nel settore delle bevande, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti associati ai contenitori monouso.
Loop ha sviluppato nel tempo sperimentazioni con alcuni dei più grandi gruppi di beni di largo consumo (Fast-Moving Consumer Goods – FMCG), nonché con i principali distributori come Tesco nel Regno Unito (sperimentazione attualmente non più in corso), Carrefour in Francia , Aeon in Giappone e Walmart negli Stati Uniti (attraverso il servizio Walmart+ InHome ), offrendo una selezione di prodotti in imballaggi durevoli progettati per essere riutilizzabili 100 volte o più.
I prodotti sono disponibili per l’acquisto attraverso l’e-commerce o nei punti vendita delle catene di distribuzione aderenti all’iniziativa.

 

 

Loop si basa su un sistema di contenitori pre-riempiti (prefilled) e restituibili (returnable), invece che ricaricabili (refillable): il cliente acquista un prodotto, online o in negozio, paga un piccolo deposito a rendere e poi restituisce il contenitore tramite corriere o al negozio più vicino per ottenere il rimborso del deposito. I contenitori vengono poi puliti da Loop e riempiti dal produttore del prodotto, pronti per essere reimmessi sul mercato in ottica di circolarità.
Anche catene di fast-food come Burger King e McDonald’s , i cui prodotti sono comunemente associati a un consumo rapido e a imballaggi usa e getta, stanno sperimentando contenitori riutilizzabili per panini e bevande, con stazioni di raccolta presso i ristoranti delle catene per restituire i contenitori usati.
Anche se non tutti le sperimentazioni sono proseguite, il sistema Loop ha dimostrato di essere una soluzione adeguata per il riuso degli imballaggi.

 

Un’altra soluzione che affronta il tema del riuso in chiave sistemica e con l’ausilio delle tecnologie digitali è quella proposta dall’azienda ceca MIWA, acronimo di Minimum Waste.

Analogamente a Loop, anche MIWA dal 2015 si propone come un’alternativa agli imballaggi monouso, offrendo una soluzione di imballaggio riutilizzabile intelligente, con elementi IoT incorporati, collegato a un sistema avanzato di analisi di dati. Il packaging MIWA lavora in tandem con dispenser elettronici collocati nei punti vendita e con un sistema informativo di tipo cloud, con una connettività che consente flussi di dati quasi in tempo reale. I contenitori e i dispenser sono dotati rispettivamente di chip e lettori RFID, offrendo vantaggi a tutti gli attori della catena del valore, in termini di miglioramento sia dell’efficienza logistica sia della sicurezza dei prodotti e dei consumatori.

 

 

Tra i marchi che hanno adottato il sistema MIWA, dal 2020 Nestlé ha implementato stazioni di ricarica intelligenti per offrire soluzioni ad alta tecnologia per l’erogazione di prodotti sfusi quali il caffè istantaneo e il cibo secco per animali in Svizzera. Oltre che in Cechia, paese di origine del progetto, negli anni MIWA si è progressivamente diffuso nel resto dell’Europa, includendo paesi come Belgio, Lussemburgo, Francia, Germania e Regno Unito. Nel 2023, MIWA ha ricevuto un finanziamento dal Consiglio Europeo per l’Innovazione (European Innovation Council – EIC) per l’ulteriore implementazione del suo sistema di imballaggio intelligente riutilizzabile nei supermercati europei.

 

 

Una delle ragioni per cui gli imballaggi, in particolare quelli in plastica, ricevono le maggiori critiche da parte dell’opinione pubblica o di alcuni media è che sono incredibilmente resistenti e durevoli e tendono quindi ad avere un impatto sull’ambiente a causa della loro persistenza e permanenza. Tuttavia, questa caratteristica è anche quella che rende i packaging particolarmente efficaci nel proteggere i prodotti, garantendone l’igiene e la sicurezza per i consumatori.

Il problema, di fatto, è che spesso i contenitori vengono utilizzati una sola volta o smaltiti in modo non corretto, generando un eccesso di rifiuti, oltre che di consumo di risorse.
Proprio da questo presupposto sono nati i sistemi basati sul riuso degli imballaggi: ricaricabili più volte dagli stessi consumatori o restituibili ai produttori per essere ricondizionati e riutilizzati. In entrambi i casi, però, è necessario riflettere con attenzione sulle caratteristiche proprie di ogni prodotto, affinché la soluzione di packaging scelta sia effettivamente la più corretta e appropriata per le specifiche esigenze e requisiti.
Il riuso è senz’altro una strada da percorrere per ridurre la produzione di rifiuti di imballaggio e incentivare pratiche ambientalmente più sostenibili, ma le soluzioni vanno sempre calibrate in funzione anche di un possibile incremento dei costi e delle abitudini delle persone (sostenibilità economica e sociale).

 

 

La chiave del successo dei programmi di riutilizzo e dei sistemi di ricarica è che devono essere convenienti per i consumatori: devono essere economici e, rispetto agli imballaggi monouso, non devono costare eccessivamente; devono anche essere pratici e non creare confusione o disagi a causa della varietà, della quantità e delle dimensioni dei contenitori che devono essere fisicamente riempiti o restituiti presso il punto vendita.
In questo senso, bisogna essere aperti a valutare soluzioni diverse che tengano conto di tutti i fattori in gioco: dalla protezione del prodotto alla sicurezza dell’utente, dai costi di produzione alle abitudini di acquisto e di consumo, ecc. Proprio per questo, in molti casi, l’opzione monouso resta ancora percorribile, garantendo però una riduzione del contenitore in termini di materiali e di volume, una semplificazione della struttura e dei componenti, nonché la sua ottimizzazione ai fini del miglioramento dei processi di riciclo.

 

 

Non esistono a priori materiali o imballaggi migliori o peggiori di altri, ma solo soluzioni di packaging in grado di rispondere in modo più o meno appropriato ed equilibrato alle esigenze e ai requisiti di uno specifico contesto di produzione, vendita, consumo e post-consumo.

 

 

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